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Le banche centrali diventano di nuovo "colombe"

29/04/2019

Anche questo mese, prima con la riunione della BCE e poco più tardi con quella della Fed, le banche centrali sono state al centro dell’attenzione.

Le banche centrali diventano di nuovo "colombe":

Considerato il loro impatto su tutte le asset class, dedicheremo questa prima pagina ad analizzare le decisioni scaturite da tali appuntamenti:

La BCE ha sfoggiato un atteggiamento estremamente accomodante, sotto molti punti di vista:

  • Modifica della "forward guidance" con la promessa di non aumentare i tassi di riferimento prima della fine del 2019 (in precedenza, l’orizzonte previsto era l’estate 2019);
  • Lancio in settembre di un nuovo programma TLTRO a 2 anni;
  • Calo superiore alle attese delle previsioni di crescita e di inflazione.

Potremmo anche menzionare il sistema di "tiering" citato da Mario Draghi dopo la riunione che, se attuato, potrebbe consentire alla BCE di diminuire nuovamente i suoi tassi di riferimento.

La Federal Reserve ha adottato un tono addirittura più accomodante, relativamente alle attese del mercato:

  • Fine della manovra di riduzione del bilancio in ottobre 2019;
  • Diminuzione delle anticipazioni mediane dei membri della Fed, che mostrano un solo aumento dei tassi a fine 2020, rispetto ai tre annunciati in precedenza;
  • Ridimensionamento delle previsioni di crescita per il 2019 a 2,1%, rispetto al già annunciato 2,3%.

Alla luce della attuale situazione economica in USA, le decisioni della Fed sono sorprendenti; da settembre, il quadro congiunturale ha subito pochi cambiamenti, mentre il messaggio della Fed è mutato radicalmente.

Queste decisioni sono invece molto meno sorprendenti se si analizza l’evoluzione della situazione finanziaria (e quella delle Borse) in questo periodo. È tuttavia lecito chiedersi se fosse necessario spingersi così lontano nel corso dell’ultima riunione, sapendo che le condizioni finanziarie erano già ampiamente migliorate dall’inizio dell’anno.

Sul fronte macroeconomico, le ultime settimane sono state caratterizzate da un certo miglioramento, con dati rassicuranti in provenienza dalla Cina, coerenti con l’energico piano di rilancio fiscale, di bilancio e monetario attuato da diversi mesi. E indubbiamente questo miglioramento non è terminato. L’eurozona sembra mostrare segni di stabilizzazione, anche se il comparto automotive tedesco continua a pesare sull’economia continentale. Siamo tuttavia convinti che le revisioni al ribasso dei tassi di crescita sono ormai alle nostre spalle.

Cosa fare in questo contesto? Con una dinamica di crescita in via di stabilizzazione, un rischio inflazionistico contenuto e banche centrali estremamente accomodanti, siamo di fronte a un cocktail sostanzialmente molto favorevole per gli assets di rendimento nel loro insieme. Una situazione che è d’altra parte altrettanto favorevole alle azioni, tanto i rischi esogeni restano contenuti. Infine, considerato il miglioramento della situazione macroeconomica e il significativo calo dei rendimenti degli attivi a basso rischio, questi ultimi potrebbero mettere a segno un leggero rialzo già nelle prossime settimane.

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