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Un futuro sostenible grazie al low tech ?

17/07/2019

Il 20 febbraio 2019, l’OID ha organizzato nell’auditorium di La Française una conferenza sulla trasposizione del movimento ”low tech” al settore del real estate. La conferenza, introdotta da un intervento di Philippe Bouix* faceva parte del ciclo ”Immobilier & Prospectives”.

  • Perché puntare sul low tech?

La riflessione sul low tech si basa su una diagnosi senza appello: l’esaurimento delle risorse provoca un eccessivo consumo energetico e questo circolo vizioso non è sostenibile sul lungo periodo. Le miniere facilmente accessibili sono esaurite. Quelle attualmente aperte mostrano tassi di concentrazione delle risorse molto più deboli e il loro sfruttamento richiede investimenti tecnologici e risorse energetiche sempre più significative, come dimostra l’esempio del gas di scisto.
Le energie rinnovabili, virtualmente inesauribili, appaiono la riposta ideale ai crescenti bisogni energetici. Ma il paradosso è che per produrre, immagazzinare e trasformare in quantità sempre più considerevoli tale energia, è necessaria una tecnologia che consuma enormi quantità di risorse, in particolare i metalli rari.
Contemporaneamente, i materiali o gli oggetti prodotti ed utilizzati oggi dimostrano scarse caratteristiche di ”circolarità”. Queste risorse hanno utilizzi definibili come ”dispersivi”:
è il caso della plastica, riciclabile per un numero limitato di volte, ma anche dei metalli, per ragioni di utilizzo. I prodotti ”high tech”, sono realizzati con numerosi componenti impossibili da separare, alla fine del ciclo di vita. Per gli oggetti di uso più comune, il problema deriva dal numero di leghe diverse utilizzate. Infine, l’utilizzazione delle risorse sotto forma di micro o nanoelementi le rende inadatte al recupero: è il caso del titanio, utilizzato al 95% in forma chimica (vernici, trucco, creme, ecc.).
Lo sviluppo di soluzioni tecniche ”semplici”, dette ”low tech”, rappresenta un’opportunità per far fronte ai crescenti consumi energetici della civiltà digitale. Riciclaggio, modularità, riparabilità, semplicità e sobrietà sono le parole d’ordine del movimento low tech. Una filosofia che rende possibile il coinvolgimento e l’autonomia individuale e che consente inoltre lo sviluppo di comunità d’interessi e di conoscenze. Una tendenza in cui si ritrovano i principi dell’innovazione frugale, della resilienza e dell’economia. Stiamo parlando di una vera rivoluzione sociale e non solo di una questione tecnologica.

 

  • Low tech e real estate

Il settore immobiliare, grande consumatore di risorse attraverso la massiccia utilizzazione di materiali e di energia, deve porsi oggi le domande giuste. Per ridurre il proprio impatto ed adottare un approccio low tech intelligente, esistono ipotesi interessanti e rivoluzionarie, come ad esempio:
- Condividere l’utilizzo degli edifici. Perché l’edificio con il minore impatto è quello che non viene costruito e gli uffici vengono utilizzati globalmente solo per il 30% del tempo. E un immobile non utilizzato rappresenta anche un grande spreco ambientale, a causa dell’uso di materie prime, dell’impronta carbon fossile e degli effetti negativi dell’artificializzazione del territorio.
- Costruire tenendo conto della futura demolizione. È necessario tenere conto dei concetti di riutilizzo, reimpiego, riciclaggio, economia circolare, stoccaggio e valorizzazione dei materiali fin dalla progettazione dell’edificio, nel rispetto del contesto locale.
- Costruire in un’ottica locale. Uscire cioè dalla dipendenza dal clima geopolitico, smettendo di rifornirsi nei paesi africani, asiatici o americani. Utilizzare il lavoro umano sostenibile e disponibile sul posto, invece della macchina consumatrice di risorse e non sostenibile.
- Lavorare sulla questione della resilienza, per assicurare la sostenibilità delle costruzioni di fronte a un disordine climatico sempre più avvertibile.


Come possiamo constatare, il movimento low tech non è riducibile a un ragionamento puramente tecnico, ma è invece socio-tecnico, organizzativo e culturale.

 

* Autore di ”L’âge des low tech: vers une civilisation technologiquement soutenable”

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