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Grazie Fed...

20/02/2019

I mercati finanziari, dopo il peggior dicembre da più di dieci anni a questa parte, vivono ora uno dei migliori mesi di gennaio: +7,87% per l’indice S&P500 dopo -9,18% in dicembre, +15,04% per il prezzo del barile di petrolio dopo -8,36% in dicembre, con comportamenti simili per la maggior parte degli Asset rischiosi.

Grazie FED...

Il cambiamento di tono della Federal Reserve ha avuto un peso preponderante in questo cambiamento di sentiment del mercato, come era d’altra parte già avvenuto in settembre e dicembre. Osservando la situazione con un po’ di distacco, potremmo d’altra parte considerare che la Fed ha spento l’incendio da essa stessa appiccato in settembre, quando diceva di volersi spingere "ben al di là del tasso neutro".

In ogni caso, le dichiarazioni estremamente accomodanti di Jerome Powell e di tutti i rappresentanti della Fed, soprattutto per quanto riguarda la riduzione del bilancio, hanno ampiamente contribuito a rassicurare i mercati. Questi ultimi possono tranquillamente riprendere la propria attività, poiché il prossimo rialzo dei tassi non avverrà, nella migliore delle ipotesi, prima della fine del primo semestre.

Un altro fattore da prendere in considerazione per comprendere il comportamento degli investitori in gennaio è senza dubbio la loro "reazione eccessiva" durante il quarto trimestre del 2018, in particolare a fine anno, con mercati diventati poco liquidi. Una risposta alle strategie sistematiche, che amplificano le oscillazioni dei mercati? O si è trattato di una capitolazione degli investitori istituzionali e privati dopo una fase di rialzo storicamente lunga delle azioni statunitensi? Qualunque siano i motivi del fenomeno, tutti gli indicatori da noi seguiti evidenziano che i flussi indirizzati verso gli attivi non rischiosi (obbligazioni di Stato "core", monetario) sono stati storicamente molto significativi a fine anno e spiegano in parte il rimbalzo registrato in gennaio.

Altri fattori, più fondamentali, hanno d’altronde consentito a questo rimbalzo di proseguire.

Le pubblicazioni di risultati, già numerose negli Stati Uniti, sono rassicuranti e rivelano utili generalmente superiori del 70% alle attese degli analisti, ossia un dato prossimo alle medie storiche. Questo dato deve essere relativizzato, dato il forte ridimensionamento delle attese rilevato in precedenza, ma è comunque globalmente rassicurante e allontana lo spettro del crollo degli utili temuto da alcuni osservatori.

Allo stesso modo, gli indicatori di attività pubblicati di recente negli Stati Uniti hanno contribuito a rassicurare gli investitori, evidenziando le scarse probabilità di una recessione a breve termine.

Ora che i mercati sembrano aver corretto i propri eccessi, quale sarà il miglior atteggiamento da adottare? La situazione ci sembra sempre favorevole agli investimenti nei mercati emergenti. I premi per il rischio restano elevati, il posizionamento degli investitori è abbastanza debole e il rischio di un significativo apprezzamento del dollaro sembra piuttosto improbabile, tenuto conto delle ultime dichiarazioni della Federal Reserve. Confermiamo inoltre la nostra visione positiva sulle prospettive del Portogallo e della Spagna, nonché sulle previsioni relative all’inflazione statunitense.

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